Valle del Simeto- Una corsa contro il tempo

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La valle del Simeto, avrà mai pace? Ormai ci facciamo la stessa domanda da parecchi anni, una fauna selvatica che per poco non rischiava di essere la casa di un inceneritore, utilizzata più come discarica che come “Oasi naturale”. Da quando il M5S è approdato nell’istituzioni, attraverso atti parlamentari ha richiesto interventi tempestivi, volti alla salvaguardia dell’Oasi, in risposta, il Fiume Simeto rischiava di inquinarsi con l’arrivo delle alghe rosse , attraverso l’operazione di rilascio di acqua dalla diga di Pozzillo, situata a Regalbuto(EN). 1977446_687942444601548_8657049735491326876_nAppena appresa la notizia e coscienti della pericolosità delle alghe tossiche e cancerogene contenute nell’invaso, con un’azione congiunta tra i portavoce al Senato Mario Michele Giarrusso, Ornella Bertorotta, Nunzia Catalfo; di Giulia Grillo alla Camera ed Angela Foti dell’Assemblea Regionale Siciliana , non hanno dato tregua agli organi preposti. “Non capiamo secondo quale criterio si sia arrivati alla decisione di rilascio senza aver prima coinvolto tutte le autorità competenti e analizzato tutte le possibilità che potrebbero evitare danni sia alla salute dei cittadini sia all’ambiente”. Cosi recita la richiesta di chiarimenti indirizzata al Ministero della Salute e dell’Ambiente, all’assessorato regionale alla Salute, alla Guardia di finanza, alla Prefettura di Catania e di Enna, ai Nas, all’Arpa di Enna.

Inoltre visto che l’ARPA catanese non era stata nemmeno allertata e che la Prefettura e l’arpa di Enna in un primo momento hanno cercato di far sembrare l’operazione alquanto sicura, dal MoVimento, sono partite anche numerose telefonate per lanciare l’allarme. Contattati il Noe dei Carabinieri, (nucleo operativo ecologico sia di Catania che di Palermo); il direttore dell’Arpa Regionale Corrado Di Baucina e il dott. Tozzo per l’assessorato alla Sanità, dipartimento di Igiene e salute pubblica; è stato raggiunto anche il Servizio nazionale dighe.

Il M5S non mette la parola fine su questa questione, vigilando e predisponendo richieste di controllo a tappetto per tutte le dighe siciliane, in considerazione del fatto che le alghe tossiche potrebbero essere presenti in altri invasi e che gli enti gestori tendono a voler risparmiare sulle manutenzioni e bonifiche ed a non volere intraprendere azioni risolutive, infatti, il problema si è verificato anche nel 2005.