No a finanziamenti pubblici dei partiti, no a rimborsi elettorali.

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Il sistema partitico è una BUFALA!

Le elezioni nel nostro paese sono diventate un affare ed un investimento con utili altissimi, ovviamente esclusivamente aspese degli Italiani.
I finanziamenti pubblici attraverso i quali i Partiti italiani accedono ad un’imponente disponibilità finanziaria,è assicurato da una legge che ha raggirato il referendum svolto nel 1993 doveil 90,30% dei cittadini italiani ha chiaramente abolito taleprivilegio,
trasformando il finanziamento pubblico dei partiti di
allora in “rimborsi elettorali” di oggi, dove basta prendere l’1%
dei voti per avere diritto al rimborso.

Nelle Elezioni Politiche del 2008, dalla relazione della Corte
dei Conti depositata a Montecitorio, i partiti hanno speso circa
120 milioni di euro ma ne incasseranno quasi 500 di milioni, in
poco meno di cinque anni.
In particolare, per il solo 2008, i rimborsi spese sono stati:
Per la Camera dei Deputati Euro 88.221.430,02.
Per il Senato della Repubblica Euro 96.183.000,00.
Per un totale, solo nel 2008, di Euro 184.404.430,02.

Il costo complessivo a carico dei contribuenti, per il
finanziamento dei Partiti, nel periodo 2008-2013, sara’ pari a
circa 2 miliardi di euro considerando anche le elezioni europee
del 2009, quelle regionali del 2010 e quelle politiche del 2013.

Le elezioni nel nostro paese sono diventate un affare ed un
investimento con utili altissimi, ovviamente esclusivamente a
spese degli Italiani. Qualche esempio: il leader del partito dei
pensionati, Carlo Fatuzzo, nella campagna elettorale del 2004
spese 16.435 euro per riceverne circa 3 milioni come rimborsi,
oltre il 30.000% in più! Rifondazione Comunista, l’Udeur, i
Verdi e tutti gli altri partiti non rientrati in parlamento con le
elezioni del 2008 continueranno a ricevere fondi pubblici fino al
2011. I Comunisti Italiani nel 2006 hanno ottenuto un rimborso
del 2.950,04% (duemilanovecentocinquanta %) con quasi 5.8
milioni su’ una spesa totale di 194,000 euro effettuata per la
campagna elettorale.

La media annuale dei fondi pubblici ai partiti è aumentata di
circa del 600% rispetto al ‘93, ultimo anno di finanziamento
pubblico.
Tutto questo e’ inoltre possibile perché la legge sul rimborso
elettorale ai partiti che partecipano alle elezioni prevede che,
oltre al raggiungimento esiguo dell’1% dei voti (anche se quindi
non si esprime nessun eletto visto il quorum del 4%), la
ripartizione viene conteggiata sul numero degli iscritti, nelle liste
elettorali, avente diritto al voto e non sull’effettivo numero dei
votanti, pertanto, anche chi a votare non ci va’ e quindi si astiene,
contribuisce involontariamente al rimborso elettorale ai partiti
automaticamente.

Antonino Sapienza 
Movimento 5 StellePaternò